I Segreti dell'Ombra.
È lunga e larga, ma non ha dimensioni. La si può vedere, ma non toccare. Non ha spessore, ma dà sollievo tangibile nelle giornate assolate.
L'ombra è così: sfuggente e al tempo stesso ricca di contenuti. Tanto da aver permesso la nascita dei primi orologi e importanti scoperte astronomiche, consentito raffinati calcoli geometrici, ispirato miti religiosi e racconti di fantasia. Insomma, l'ombra, oltre a nascondere, rivela. Ed è utile: grazie allo studio dell'ombra, già nel 3000 a.C. gli antichi Egizi avevano creato i primi orologi: le meridiane, basate proprio sull'osservazione delle ombre proiettate da un obelisco o da uno stilo, che dall'alba a mezzogiorno diventavano sempre più corte, per poi tornare ad allungarsi fino al tramonto. Bastava indicare il mezzodì e poi individuare le 12 ore di luce suddividendo un immaginario semicerchio in spicchi da 15 gradi ( 12 spicchi da 15 gradi fanno 180 gradi, mezzo angolo giro). Più o meno a quell'epoca risalgono i primi miti sull'oltretomba: dagli Egizi in poi, le culture antiche hanno sempre descritto gli spiriti dei defunti come ombre. Un modo suggestivo per descrivere l'anima. Come se, scomparso il corpo, l'unica cosa che ne resta fosse la sua traccia oscura, impalpabile, priva di spessore: l'ombra, appunto.
In molte culture antiche, notava l'antropologo britannico James Frazer, l'ombra è considerata la vera forma fisica dell'anima. Tanto che, se si nuoce all'ombra, si nuoce anche al suo padrone: per questo bisogna custodirla con cura. Questa visione ha ispirato molti miti. Nella storia straordinaria di Peter Schlemihl, pubblicata nel 1814, il tedesco Adelbert von Chamisso racconta che il giovane protagonista vende l'ombra al diavolo per diventare ricco ma questo lo renderà sospetto e allontanato da tutti, poiché senza ombra si è senz'anima. Anche Peter Pan, il personaggio creato da James Barrie nel 1902, perde l'ombra mentre fugge dalla casa di Wendy e non si sentira più a posto finché la ragazzina non gliela ricucirà ai piedi. Sorte contraria capita a Dante: nel canto 26 del purgatorio, le anime lo guardano meravigliate perché, essendo egli in carne e ossa, è l'unico a proiettare la propria ombra.

