La “Giuditta” di Caravaggio.
Agli inizi della sua attività, Caravaggio amava dipingere scene di vita quotidiana o ragazzi di strada vestiti come personaggi importanti.
Quando cominciò ad affrontare soggetti più impegnativi, come le storie sacre, cercò sempre di rappresentarne il momento culminante, per provocare e comunicare forti emozioni allo spettatore. Se il tema glielo consentiva, privilegiava gli episodi più violenti, attraverso i quali poteva esprimere la sua concezione tragica della vita. Osserviamo il dipinto in cui Caravaggio rappresenta Giuditta mentre decapita Oloferne.
Giuditta era un'ebrea che, per salvare la patria dall'invasione degli Assiri, si recò nella tenda del capo nemico, Oloferne, per sedurlo. Quando l'uomo si addormentò, Giuditta gli prese la spada e gli tagliò la testa; poi, aiutata da un'ancella, la mise in un sacco e se ne andò. Di tutti gli episodi della storia, Caravaggio ha scelto di raffigurare sulla tela, come in un fotogramma cinematografico, l'istante in cui Giuditta affonda la spada nel collo del nemico. Guardiamo l'immagine: un fiotto di sangue sgorga dalla ferita aperta e arrossa il cuscino sul quale l'uomo dormiva tranquillo. I tratti del volto, gli occhi rivolti all'indietro verso la ragazza, le rughe profonde sulla fronte, la bocca spalancata, esprimono stupore e dolore. Le mani rozze, con le unghie lunghe e sporche e i muscoli delle braccia che si gonfiano, mostrano un ultimo, inutile tentativo di reazione.
Osserviamo invece Giuditta: è bellissima e il suo volto quasi impassibile; solo un cenno di tensione traspare dalle sopracciglia aggrottate. La finezza dei suoi lineamenti, l'atteggiamento composto, la cura nei particolari del suo abbigliamento fanno capire che è una ragazza decisa, fiera del gesto che sta compiendo. Avete notato l'eleganza dell'abito e la forma degli orecchini? Accanto a lei c'è la vecchia ancella, con il viso segnato da rughe profonde e il profilo arcigno. Gli occhi sono sbarrati, ma non è chiaro ciò che sta provando. È orrore, paura o soddisfazione? La drammaticità della scena è accentuata dal fondo scuro dove spicca, a sinistra, un drappo rosso, che ricade in un elegante panneggio e indica la tenda di Oloferne, il luogo in cui si trovano i personaggi.
