La Chiesa di Santa Croce a Firenze
S. Francesco d'Assisi morì nel 1226 e già nel 1228 era stato canonizzato. I suoi seguaci cominciarono da allora a spargersi in tutta Italia stabilendosi nei quartieri più poveri di ogni città. Già nel 1229 si ha notizia di una chiesa dedicata al santo proprio a Firenze. Fu sulle rovine di questa chiesetta che nel 1295 in un momento straordinario.
Luminosissima per le belle vetrate, disegnata a forma di croce egizia (T) con un interno di dimensioni impressionanti, è questa la più grande chiesa francescana d'Italia.
Immancabilmente la chiesa ha subito col tempo molti rifacimenti e, purtroppo, nella seconda metà del 1500 fu distrutto molto di quello che apparteneva all'epoca primitiva: Andrea Orcagna è stato praticamente “cancellato” e i suoi affreschi sono stati sostituiti alle pareti dai pesanti altaroni del Vasari.
Lo stile della chiesa è gotico, ma non severo e pesante come nella cattedrale. I pilastri, infatti, sono molto più agili, il soffitto non è a crociera, ma a capriate scoperte e dipinte, i muri stessi molto più fini.
Oggi S. Croce rappresenta un luogo di memorie sacre per gli italiani ed è divenuta una sorta di Pantheon della città dove riposano circa 300 uomini di grande rilevanza a livello letterario, musicale, scientifico, artistico e politico.
Col tempo la chiesa è stata arricchita anche di numerose opere d'arte di notevole importanza. Citiamo il meraviglioso Pulpito di Benedetto da Maiano (1472 ca.) con le cinque formelle a scene impostate prospetticamente con storie della vita di S.Francesco; l'Annunciazione in pietra serena dorata di Donatello databile intorno al1435; i monumenti funebri degli umanisti Leonardo Bruni e Carlo Marsuppini rispettivamente opera di Bernardo Rossellino e Desiderio da Settignano.
Sono queste due edicole ad arco che racchiudono un sarcofago sormontato da un letto funebre. Nella loro impostazione sono il prototipo di una tomba rinascimentale e in apparenza appaiono molto simili l'una dall'altra. Stilisticamente, però, si avverte come alla monumentalità severa e misurata di Bernardo si oppone la purezza, la maggiore gentilezza e la raffinata eleganza di Desiderio. Ci sono poi gli affreschi delle cappelle absidali, due delle quali, la cappella Bardi e la cappella Peruzzi, sono opera tarda di Giotto.

