Uno stato moderno, con Cosimo dei Medici.

Pubblicato il da Veronica Goretti

Si è detto – ma non è utile ripeterlo – che soltanto con Cosimo, con Cosimo detto “il padre della patria”, la Toscana si avviò ad essere uno Stato di tipo già moderno.

Quello che nell'etica statuale adombrata nella politica di Cosimo il Vecchio fra il 1434 e il 1460 e tratta già in una certa luce nella politica del “Magnifico”, era emerso come primato dell'elemento civile in quanto richiamantesi alla primaria responsabilità della cosa pubblica, con Cosimo duca e poi granduca, uscì allo scoperto in una sorta di dichiarazione senza equivoci e senza incertezze. Tanto che, appunto, la Toscana, riconfermando la sua fisionomia già definita e consolidata di regione, appare essere, verso la metà del Cinquecento, uno “Stato”. Scriveva bene in proposito uno studioso inglese, il Fergusson, quando osservava che “proprio in terra toscana, dove con Machiavelli era emersa la nozione fondamentale e modernissima della -ragione di stato - doveva realizzarsi, prima e meglio che altrove, la concreta fisionomia, l'operante effettualità dello Stato moderno, in quanto accentratore della materia economica, religiosa, artistica, ideologica in genere e quindi anche e soprattutto civile. Si parla degli assolutismi e moderni extra italiani, da quello di Francesco I re di Francia o di Enrico VIII re d'Inghilterra e della stessa linea asburgica che da Carlo V imperatore si dirama nella traiettoria imperiale di Ferdinando suo successore o in quella regale attuata dal figlio Filippo nell'esperienza della Spagna moderna. Ma in quanto di “medioevale” rimane ancora nel complesso dei privilegi conservati in quelle tradizioni! Certo, il principato mediceo non si liberò mai del tutto di questa eredità dei secoli passati, ma “statualmente” parlando, fu la figura politica che procedette al di là delle altre in questo processo di relativa secolarizzazione della cosa pubblica e dell'etica corrispondente di governo. Anche la tanto decantata Repubblica veneta, almeno fino a tutta la fine del Cinquecento, rimase qualche tratto indietro, e solo la grande polemica sarpiana, legata alla vicenda dell'interdetto del 1607, dovevano porla all'avanguardia, creando il mito veneziano in tutta Europa. In realtà fu il governo toscano di Cosimo, fra il 1540 e il 1570, a dettare il tratteggio della nuova moderna concezione e la prassi della cosa pubblica. Macaulay aveva ragione, e prima di lui Hobbes, in visita in Toscana nel 1640, a riconoscere il principato mediceo questo incontestabile primato.

Statua di Cosimo dei Medici a FirenzeCosimo dei Medici
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